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L'ARCELLA

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ARCELLA

L’Arcella, mega-quartiere di Padova con circa 41.000 abitanti, lamenta una mole enorme di problemi che diventano sempre più emergenti. Si deve riconoscere che molti problemi non sono esclusivi di questo quartiere ma lo accomunano alle sofferenze di tanti altri quartieri, non solo della città di Padova.

Traffico insostenibile, nuove, varie e sempre più preoccupanti forme di inquinamento, disagi causati da lavori in corso per la realizzazione di opere pubbliche, problemi di parcheggio e molto altro.

 


Consideriamo l’immigrazione che, con il suo carattere strutturale e di lungo periodo ed il conseguente processo di stabilizzazione dei cittadini migranti, sta mutando, tra mille difficoltà, l’aspetto delle società locali in senso multietnico e multiculturale. Il fenomeno è problematico perché il processo di stabilizzazione non determina un parallelo processo d’inserimento sociale nel contesto cittadino in quanto le strutture ed i mezzi scarseggiano e la stessa collettività si trova impreparata ad affrontare i bisogni di questi nuovi abitanti, dimostrandosi spesso anche ostile all’accoglimento.
Di fronte a questo fenomeno le istituzioni devono saper valorizzare le esperienze esistenti ed adoperarsi per un’efficace politica di integrazione .

Bisogna considerare che l’ostilità non sempre è manifestazione di sentimenti razzisti ma deriva dal riscontro oggettivo di difficoltà nuove che non trovano soluzioni adeguate.Tutto ciò crea disagio e timori nelle popolazioni indigene perché la complessità del fenomeno e la mancata risposta alle istanze emergenti portano a considerare lo “straniero” come fonte di nuovi problemi e di accresciuti conflitti. Lo “straniero” diventa anche “nemico” perché la sua presenza sul territorio è indizio di nuova criminalità, di nuove e più complesse esigenze, di nuovi pericoli. Questa è la conclusione cui spesso si giunge e, si deve ammettere, che, secondo l’ottica del cittadino “comune”, che vive in città muovendosi con i mezzi pubblici o camminando lungo i marciapiedi per svolgere le attività quotidiane, tali pensieri negativi e “aberranti” non devono suscitare meraviglia perché è questa la prima reazione del cittadino in difficoltà, che teme per sé, per la propria famiglia, per il suo futuro.
La popolazione non è razzista, ma spaventata.
Il quartiere “Arcella”, in particolare, versa in una situazione molto difficile, la situazione abitativa è grave, l’assenza di politiche abitative adeguate è totale, la possibilità di accedere ad un alloggio pubblico è sempre più ridotta; spesso vengono segnalate situazioni di vero e proprio sciacallaggio da parte di proprietari senza scrupoli che affittano a prezzi impossibili, le difficoltà sono numerose e spesso costringono lo straniero a vivere in condizioni misere o addirittura disperate.
Ecco perché la criminalità dilaga, la storia stessa ci insegna che lo stato di bisogno ed il degrado conducono ai margini della società, dove si vive di espedienti, ci si offre alla delinquenza ed il male miete le sue vittime. Nell’Arcella vi sono alcune, seppur rare, associazioni e gruppi di cittadini del quartiere che seguono i cittadini migranti nella ricerca di un alloggio definitivo, nell’espletamento delle pratiche inerenti il soggiorno (rinnovo del permesso di soggiorno, iscrizione anagrafica ….), per facilitare il loro inserimento in quartiere.

Queste sono iniziative pregevoli ma scarse, bisogna che si affermi una cittadinanza attiva, che si prefigga l’obiettivo di integrare tutti coloro che vivono in uno stesso territorio, che trovi percorsi comuni di partecipazione alle decisioni che riguardano la vita stessa del quartiere. La convivenza e la dinamiche sociali diventano tese e conflittuali quando manca la solidarietà eil rispetto della “diversità”, ma anchequesto non è risolutivo quando a livello istituzionale manca la capacità o la seria volontà di intervenire con strumenti efficaci. Il cittadino ha bisogno di chiari segni che fughino le sue incertezze e le sue paure perché le iniziative di singoli o di singoli gruppi di “volenterosi”, di persone sensibili e animate da nobili sentimenti possono fare tanto ma il cittadino, in quanto tale, ha anche il diritto di avere “garanzie e tutela” da parte delle istituzioni pubbliche.
Necessitano servizi efficienti e risposte immediate, per es. l’esigenza di sicurezza deve essere garantita sia con un’opera di educazione e di prevenzione, che produce effetti positivi nel lungo periodo sia con azioni più decise che, comportino, quando necessario, anche l’applicazione delle leggi che mirano a reprimere i reati. Il termine repressione è una brutta parola, ma è notorio che il bene “sicurezza del cittadino” si persegue anche tramite un sistema penale che minacci l’applicazione di una pena come deterrente per la commissione dei reati e punisca colui che non osserva le regole e pone in pericolo quei valori che si chiamano “ beni giuridici”.

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