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PADOVA MIA - 1° USCITA GIUGNO 2006 |
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PAG 8 - PADOVA DA OTTO SECOLI HA UN TITOLO CHE VALE DA SOLO UN POEMA
"CITTA' DEL SANTO"
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Sant’ Antonio è detto di Padova perché, preferendola alle altre, egli scelse questa città come patria di adorazione; che tutt’ora custodisce le sue preziose spoglie. Di nascita egli non è padovano e neppure italiano.
La sua patria fu Lisbona, capitale del Portogallo. I genitori vantavano stirpe nobilissima, suo padre Martino di Buglione (cavaliere del re Alfonso II°) si rannodava per discendenza al famoso Goffredo (condottiero della prima crociata di Gerusalemme) la madre discendeva da Troila re delle Asturie. Nacque Antonio nel 1195 il 15 agosto e fu chiamato Ferdinando. Fin da piccolo cominciò a dirigere i suoi palpiti verso Dio, egli racchiudeva in sé una tenera è sentita carità verso i miseri e il Signore lo destinò ad una precisa missione: ad essere cioè il Santo dei poverelli .
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A Coimbra (celebre centro di studi) fu ordinato sacerdote, acceso dal desiderio di apostolato entrò nei frati minori e si recò in Africa, ma ammalatosi dovette ritornare e, a causa di una tempesta, approdò in Sicilia. Si fermò in Italia e, entrato in un convento presso Forlì, visse a lungo in umiltà, finché gli eventi lo portarono a manifestare le sue eccezionali doti oratorie. Fin da giovane manifestava il dono dei miracoli. Nel 1225 fissò la sua residenza a PADOVA. Fu subito ritenuto il religioso perfetto, esempio di obbedienza, umiltà e carità, uomo di grande erudizione. I miracoli che egli operò furono innumerevoli: combatté l’eresia con la sua parola e con i suoi miracoli.
L’Arcella fu scenario della sua morte. Il carro tirato dai buoi, che veniva da Camposampiero (luogo nel quale egli preferiva ritirarsi in meditazione) si fermò proprio nell’Arcella dove in una celletta del convento delle Clarisse rese l’anima a quel Dio per il quale si era immolato con una vita di continui sacrifici. Era quasi il tramonto del venerdì 13 giugno. Ai tempi di sant’Antonio l’ Arcella era un borgo poco distante dalle mura cittadine chiamato Capo di Ponte, dove esisteva una chiesetta intitolata a Santa Maria della Cella accanto alla quale erano sorti un monastero di Clarisse, e un “romitorio” abitato da alcuni frati minori. La tradizione narra che il convento delle Clarisse sarebbe stato fondato da San Francesco nel 1220, di ritorno dalla Terra Santa. La cella dove morì Sant’ Antonio si conserva all’interno di una grande chiesa situata proprio all’Arcella costruita da E. Maestri nel 1895 e ampliata nel 1930 da N. Gallimberti. Nella cella disadorna c’è solo una statua di Sant’ Antonio morente; infatti le sue reliquie si conservano nella Basilica del Santo.
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Marina Raso |
| UNA BENEDIZIONE ALLA NOSTRA CITTA' |
| Sant’ Antonio viene raffigurato con un GIGLIO in mano simbolo di castità e purezza. Egli ebbe in vita il dono di liberare tante anime dalle tentazioni e seppe meritarselo con le mortificazioni. I miracoli che egli operò furono innumerevoli, non si possono elencare e anche ai nostri giorni si manifestano continui prodigi. Questo Santo viene chiamato il santo di Padova, ma è degno di essere chiamato il santo del mondo perché in ogni terra si onora |
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il suo nome. Egli predicava senza interruzione, lo zelo per le anime era come un fuoco divino che lo agitava e lo consumava. Viene chiamato grande taumaturgo, il santo dei poveri e qui la devozione del pane dei poveri di S. Antonio. Godeva anche del privilegio della bilocazione e più volte salvò il padre da accuse e minacce. Era il 30 maggio lo separavano 15 giorni dalla morte, si apprestava a partire per Camposampiero , volse una benedizione alla sua amata Padova con queste parole “ Oh, sii benedetta o Padova per la bellezza del tuo sito! Benedetta per le ricchezze della tua campagna! Benedetta ancor più per l’onore che Iddio ti prepara! “ . Padova da otto secoli ha un titolo che vale da solo un poema “ Città del Santo “. |
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