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PADOVA MIA - 1° USCITA GIUGNO 2006 |
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PAG 11 - ANZIANI
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Nella società odierna, il calo delle nascite da una parte e la riduzione della mortalità dall’altra hanno determinato un aumento progressivo della vita media, specialmente nelle nazioni più progredite.
I dati ISTAT evidenziano come la “speranza di vita” della popolazione italiana nel corso dell’ultimo secolo sia raddoppiata. Secondo il trend demografico, gli ultraottantenni, donne in particolare, sono in rapido e cospicuo aumento.
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La longevità della popolazione anziana ed il conseguente progressivo accentuarsi dell’incidenza della percentuale degli anziani sulla popolazione complessiva italiana va attentamente valutata in relazione ai riflessi che tale fenomeno è destinato ad assumere, sia in termini di condizioni economiche e sociali della popolazione che, più specificatamente, in termini di sviluppo e di adeguamento dei servizi socio-sanitari integrati per gli anziani. In Italia, fino ad oggi, le famiglie, in particolare le donne al loro interno, si sono occupate della cura dell’anziano, ma negli ultimi anni questo modello di “assistenza familiare” sta scomparendo. Ecco perché si avverte l’esigenza di un nuovo modello di assistenza attento ai cambiamenti sociali e a quelli determinati dall’invecchiamento della popolazione, per es. promuovendo e facilitando, a livello locale, l’integrazione dei servizi socio assistenziali e sanitari. Alcune ricerche hanno messo in evidenza come, nella società attuale, gli anziani sono sempre più soli, impauriti e spesso anche preoccupati di poter essere di peso ai propri familiari. A volte, i timori sono tenuti nascosti e questo può rivelarsi pericoloso perché si traduce in forme di depressione mascherata. Come accennato, spesso la solitudine è la migliore compagna delle persone anziane e questo fa si che il processo degenerativo del soggetto avvenga in modo più veloce. Accade anche che molti familiari ospitino un loro congiunto solo perché, per luogo comune, “i figli devono essere il bastone della vecchiaia dei loro genitori”, e sarebbe moralmente riprovevole non farlo. Dare ospitalità però non basta, bisogna dimostrare il proprio amore con azioni efficaci e, quando l’anziano non è autosufficiente, va seguito, nutrito al meglio e, soprattutto, bisogna offrirgli un’assistenza adeguata che, in alcuni casi è possibile solo con l’ausilio dei servizi pubblici. Si spera che le vecchie strutture, concepite come “ospizi”, si estinguano presto, per fare spazio a nuove forme di assistenza prestata in modo più qualificato e differenziato. In alcuni comuni esistono i centri diurni integrati, dove si accolgono gli anziani durante la giornata, offrendo loro la possibilità di svolgere attività fisioterapiche e psicoterapiche.
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Agli ospiti vengono somministrati i pasti ed in alcuni casi è previsto anche un servizio navetta per l’accompagnamento da/a casa.
Il servizio di assistenza domiciliare ha, invece, lo scopo di permettere alle persone anziane con limiti di autosufficienza, di rimanere al proprio domicilio, vicino alla famiglia e nella realtà sociale di appartenenza.
Ci sono vari tipi di assistenza domiciliare: alcuni Comuni offrono l’ assistenza “domiciliare sociale” che consiste in assistenza per la cura e l’igiene della persona, per la cura dell’alloggio, la gestione degli impegni quotidiani e l’integrazione sociale . Vi è poi un altro tipo di servizio che permette di garantire l’assistenza domicilare solo sanitaria ai pazienti al fine di evitare il ricovero ospedaliero.
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| L’assistenza “domiciliare integrata”, invece, si pone come servizio volto a soddisfare le esigenze di tutti i soggetti che necessitano di un’assistenza continuativa che può consistere in interventi esclusivamente di tipo sociale (pulizia dell’appartamento, invio di pasti caldi), oppure in interventi come l’assistenza infermieristica e le attività riabilitative. Esiste anche l’ospedalizzazione domiciliare che, invece, prevede l’effettuazione, nel luogo di vita del malato, dei principali interventi diagnostici e terapeutici normalmente fruibili in ospedale eventualmente integrati, per prestazioni particolari, da una breve presenza nella struttura sanitaria con accesso e trasporto facilitati. In quest’ambito, si prevede, comunque, che sia possibile la presenza di familiari disponibili e con un minimo di preparazione a svolgere l’ attività loro richiesta. Tutto ciò permette di evitare la permanenza in ospedale con indubbi vantaggi psicologici per la persona anziana che necessita più di assistenza che di terapie acute. Inoltre, quando vi è la comprovata mancanza di un idoneo supporto familiare che consenta di erogare a domicilio i trattamenti sanitari continui e l’assistenza necessaria, è prevista la residenza sanitaria assistenziale. Si tratta di una struttura extraospedaliera finalizzata a fornire accoglimento, prestazioni sanitarie, assistenziali e di recupero a persone anziane prevalentemente non autosufficienti. In questa struttura è prevista la contemporanea presenza di spazi per le attività sanitarie e per la socializzazione al fine di favorire il più possibile una vita attiva dei ricoverati. Tutti questi servizi mirano a rafforzare l’autonomia individuale delle persone anziane, a prevenirne la non autosufficienza, a mantenere il più possibile la persona nel proprio contesto familiare, nella propria casa, assicurando, nel momento del bisogno, assistenza qualificata. Quanto esposto illustra brevemente quali sono gli strumenti pensati per poter validamente far fronte ai vari bisogni di ogni persona che raggiunge una determinata soglia di età, è però necessario essere realisti e consapevoli che bisogna ancora fare molta strada affinché le strutture ed i servizi descritti si diffondano capillarmente e le coscienze maturino. E’ indispensabile raggiungere nuovi equilibri che implicano la presenza di servizi pubblici adeguati e concretamente efficienti, ma anche del necessario substrato fatto di amore e solidarietà, sia della famiglia sia della collettività intera perché gli anziani sono la nostra memoria e il nostro cuore. |
Marina Raso
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